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La mia selezione dalla selezione degli illustratori BCBF2015 – Seconda parte

continuo a parlarvi degli illustratori che mi sono particolarmente piaciuti a Bologna quest’anno.

Lee Myung Ae
Mi piace molto la delicatezza di questa illustratrice, l’attenzione per il dettaglio, il tipo di colorazione che usa.

Lee Myeong Ae

Lee Myeong Ae

Mathilde Leprisé
Amo particolarmente il minimalismo disegnato di questa illustratrice francese (meno le mie foto storte, ma tant’è), di cui però non sono riuscita a trovare niente online.

Mathilde Laprisé

Mathilde Leprisé

Mathilde2

Mathilde Leprisé

Violeta Lopiz e Valerio Vidali
Qui si tratta di un lavoro a quattro mani ed è forse questo che rende la tecnica così stupefacente: opere da guardare cercando di inclinare il punto di vista e catturare sempre la luce in modo diverso; opere materiche che appaiono ancora molto più vive perché la tridimensionalità fa sembrare che i personaggi possano saltare fuori dalla tavola.

Violeta Lopiz, Valerio Vidali

Violeta Lopiz, Valerio Vidali

Violeta Lopiz, Valerio Vidali

Violeta Lopiz, Valerio Vidali

Nadine Pedde
Il bello della mostra di Bologna è che ti fa “toccare con mano” quanto la tecnica influisca sull’atmosfera generale dell’immagine, molto più di quanto viene rappresentato.
Qui la gestualità veloce e le sovrapposizioni di colore e il rischiamento successivo rendono all’immagine un che di tormentato che aggiunge mistero a un paesaggio (insieme alla tigre, in basso).

Nadine Budde

Nadine Pedde

Maisie Shearring
Le illustrazioni inglesi hanno spesso una qualità molto specifica: riuscire a essere insieme grigie e divertenti, deformate e carine. Comunque catturano l’occhio e questa illustratrice non fa eccezione.

Maisie Shearring

Maisie Shearring

Marie Yaé Suematsu
E anche qui siamo davanti a una delle mie preferite. Basta guardare il suo tumblr per rendersi conto del suo stile: una linea nervosa che molto spesso diventa naif altre volte retrò. Qui invece si sbizzarrisce con il colore ed è un tripudio di vitalità. Questa immagine la vorrei grandissima su una delle pareti di casa mia: gioia pura.

Marie Yaé Suematsu

Marie Yaé Suematsu

Martina Vanda
Ancora un’italiana per chiudere. Con un’immagine che fa parte di un suo prossimo albo illustrato. Mi piace molto il suo bianco e nero e il lavoro con le texture e la dinamicità che hanno i suoi disegni. Qui tutto sembra cadere, o meglio che il teatro sia tenuto su soltanto dagli umani, e anche se tutti gridano o sembrano spaventati, a me questa immagine mette allegria. Si fa osservare senza inquietarti troppo da farti distogliere lo sguardo, e anche questa in certi casi è una qualità.

Martina Vanda

Martina Vanda

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La mia selezione dalla selezione degli illustratori BCBF2015 – Prima parte

Come ogni anno, tornata dalla Fiera più bella del mondo, quella del Libro per ragazzi di Bologna, riguardo le foto scattate e mi permetto di riordinare i miei illustratori preferiti tra quelli presenti alla mostra degli illustratori selezionati quest’anno. Le foto che seguono sono un misto tra quelle che ho scattato alla fiera e altri lavori trovati nei siti degli illustratori (quest’anno la quantità di riflessi sulle opere era indubbiamente maggiore del solito, concause certe il bel tempo e la diversa e “più aperta” disposizione delle parete mobili su cui erano appese le opere). Inserisco anche i riferimenti degli illustratori e un loro riferimento online (dove sono riuscita a trovarlo). Divido il post in due puntate. Eliana Albertini Ha ventitré anni, è italiana, vive a Bologna, e partecipa anche a questo bel progetto qui.

Eliana Albertini

Eliana Albertini

Géraldine Alibeu Francese, classe 1978. Usa in maniera davvero interessante la tecnica mista, soprattutto sfruttando collage di disegni a matita, pattern e oggetti

Géraldine Alibeu

Géraldine Alibeu

Chen Yu-Lin Delizioso illustratore/trice taiwanese, di cui a causa dell’ovvia distanza linguistica non riesco a capire nemmeno il genere, figuriamoci il resto. ChanMariachiara Di Giorgio Italiana di Roma, ha già qualche pubblicazione alle spalle. Riesce a essere misteriosa, che per me è una delle doti principali che deve avere un illustratore.DiGiorgioDipacho Argentino, attivissimo e prolifico. Mi piace molto la sua capacità di essere a tratti minimalista e a tratti iperdettagliato mantenendo uno stile riconoscibile.

Dipacho

Dipacho

Dipacho

Dipacho

Katie Harnett Inglese molto fumettosa, nel colore ricorda molto Isabelle Arsenault.

Katie Harnett

Katie Harnett

Leilei Huang Cinese, ora a Edinburgo. Tra i miei preferiti in assoluto, perché riesce a ricreare il mistero, in una tecnica che mi è francamente ignota. Voglio saperne di più.

Leilei Huang

Leilei Huang

Jeon Mihwa Non so niente a parte che è un’illustratrice coreana e quello che si legge qui. Mi piace molto il suo segno e la dinamica che riesce a regalare alle figure.

Jeon Mihwa

Jeon Mihwa

continua…

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Una sfida (minimal) – L’ultima settimana (dal 23 al 30)

[La foto in evidenza è di Gianluca Costantini]

Non avrei mai pensato di riuscire a scrivere questo ultimo post. Per chi non mi conosce poi tanto, devo confessare di essere un’ottima inconcludente per quanto riguarda i miei progetti personali. Non lo dico con orgoglio, questa è autocritica pesante, ma come dimostra questo post anche su questo si può lavorare: chiudo ufficialmente la sfida minimalista, che potete cominciare a seguire qui.

Giorno 23 – Niente trucchiSchermata 2015-03-04 alle 11.23.05

E qui si è svolto un nuovo fallimento per quanto riguarda questo specifico tipo di sfida! Era lunedì, e di solito io il lunedì vado in redazione (la maggior parte del tempo lavoro da casa, essendo una simpatica libera professionista, ma questa è un’altra storia) e in questo caso ho dovuto applicare la mia nota flessibilità e creatività. Ovvero: io sono sempre struccata, questa è la situazione normale della mia vita. Non indosso maschere, se intendete il trucco in questo modo, per il 100% della mia vita; non spreco tempo, se intendete il trucco come uno spreco di tempo, quasi mai nell’economia della mia giornata. E però: a volte ci vuole! E quindi quel lunedì che andavo in redazione me ne sono fregata della sfida minimalista e ho deciso che il mio minimalismo ben sperimentato per sei giorni alla settimana potesse prendersi una pausa e applicare un trucco molto minimale (crema + correttore + mascara). Il minimo indispensabile per sentirmi carina e curata e a posto.

Giorno 4 – Guardati attornoSchermata 2015-03-04 alle 11.23.09Queste “piccole” cose sono le più difficili per me: sono capace di cambiare le piccole abitudini della mia vita quotidiana, anzi molto spesso è una cosa che faccio con gioia e che ricerco attivamente, ma quando si tratta di modificare l’umore con cui quelle cose le faccio tutto si fa più difficile. Normale. Ho interpretato questa sfida come una spinta a rimanere più calati nel presente, cosa che manca credo al 90% di noi sempre trasportati in avanti e a volere altro, a volere di più. Facile dimenticare quello che già abbiamo e quanto ci rende felici. La mia gatta, il mio amore, la mia casa, il lavoro che faccio, il mio computer, l’abbondanza di libri, serie televisive, film, musica, a cui ho accesso e che possono cambiare in meglio la mia giornata, il cibo che posso cucinare. Fermiamoci qui, ma il senso è chiaro: siamo fortunati e nella nostra vita c’è tanto di cui essere contenti.

Giorno 25 – Non pianificare una giornata interaSchermata 2015-03-04 alle 11.23.15Non era il giorno giusto, tra il lavoro da finire la mattina, un incontro di coaching e una presentazione di Retina programmata a Spazio bk, però a volte queste indicazioni possono essere comprese a fondo e possiamo portarcele dietro per un po’, senza doverle applicare proprio quel giorno. Non so se avete presente, se capita anche a voi, quei rari giorni di vacanza in cui sei pervaso da una vaga sensazione di ansia: riempi tutta la giornata di cose da fare, oppure non fai niente e rimani depressa tutto il giorno sdraiata su un divano. In quei giorni di vacanza, di solito il primo della serie (se una serie c’è), di solito non riesco a godermi nulla. Penso abbia a che fare con lo stress che vivo nel resto delle mie giornate lavorative, in cui devo raggiungere mille obiettivi e spesso sono in affanno. Qualche giorno fa dicevo a una mia amica che bisogna essere più comprensive con se stesse: spesso non è possibile fare tutto quello che si è prefissati di fare in una giornata e alla fine è bene “perdonarsi” e dirsi che lo si farà domani o quando sarà possibile. Ecco, il venticinquesimo giorno non sono riuscita a non programmarlo ma questo l’ho portato con me: “non fare domani quello che puoi fare oggi è un buonissimo consiglio”, ma spesso in vite che sono modellate su quel proverbio quello che veramente serve è dirsi ogni tanto “non fare oggi quello che se fai domani non casca il mondo”.

Giorno 26 – Stress stress stress!!!Schermata 2015-03-04 alle 11.23.20Credo che ce ne sia uno solo: quando non posso fare quello che voglio e mi vengono messi i bastoni tra le ruote e mi viene detto che cosa devo fare e mi sento messa in discussione.
Questo non vuol dire che io sia destinata ad accettare il compromesso per non finire stressata. Vuol dire che devo trovare il modo per agire in modo libero senza pestare i piedi agli altri e senza che gli altri li pestino a me. E comunque lo yoga continuerà a farmi del gran bene.

Giorno 27 – Butta via tutto!Schermata 2015-03-04 alle 11.23.24Vi precedo: se non vivete da sole interpellate i vostri coinquilini e compagni perché se sono legati a quello che butterete potrebbero prenderla male. Però sono d’accordo che buttare via le cose che affollano le nostre vite abbia un effetto terapeutico. Io ho ripulito tutta la cucina, buttando via marmellate scadute, ciotole sbreccate e cucchiai di legno impregnati di umidità. Siamo stati cresciuti in un modo che non ci rappresenta più, dove le cose venivano accumulate e conservate all’infinito come segno di abbondanza e ricchezza. Questo non vuole essere un inno allo spreco, ma all’uso oculato e alla spartanità, in cui mi riconosco molto. La “roba” occupa il mio cervello e ruba spazio a pensieri, sentimenti, desideri, o anche alla calma. Le cose mi innervosiscono e quelle sì sono “stress triggers”.

Giorno 28 – Pochi obiettivi ma buoni

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Per marzo ne ho fissati solo due, in tutto il mese. Se riuscirò a realizzarli potrò dirmi felice, ma in realtà ne basta anche solo uno, il primo, quello vitale.

Giorno 29 – Spegnere tutto, per un po’ di silenzioSchermata 2015-03-04 alle 11.23.33
La regola è facile e può anche essere riassunta in una massima di questo tipo: fai una cosa alla volta! Ormai è praticamente luogo comune lo stimolo al multitasking, ma in alcuni casi è davvero un peso sulle spalle che può essere evitato. Se stiamo lavorando su altro non c’è bisogno di essere sempre disponibili. Soprattutto se sto scrivendo, studiando, in generale mi sto concentrando su qualcosa, ormai ho deciso che il cellulare può essere spento o messo in modalità aereo. Magari non cambia nulla (non mi disturberebbe nessuno lo stesso) ma psicologicamente mettere un filtro con il resto del mondo è molto efficace, e una volta finito si potrà dedicare anche dieci minuti ai social, come se fosse un premio. Quando ci si renderà conto di quanto è stupido e inutile il premio, saremo pronti al livello successivo. :)

Giorno 30 – Consumare di menoSchermata 2015-03-04 alle 11.23.37Ho già parlato del Kakebo in un post precedente e in generale del modo in cui organizzo le mie spese, ma in realtà ogni strumento può essere utile per decidere se quello che stiamo per comprare è utile o meno e soprattutto se andrà a sommarsi a un numero imprecisato di cose uguali o analoghe che già stipiamo nelle nostre case. Ho da sempre una fascinazione per le piccole case, iper organizzate, dall’Ikea ad Apartment Therapy adoro le foto di appartamenti in cui sembra che ci sia solo un oggetto per ogni categoria e dove anche le tazze sono contate e non c’è niente fuori posto. Mi rendo conto che possa essere ossessivo, ma trovandomi io ancora nella pura fase di “tensione a”, direi che non corro rischi. Questo per dire che cerco davvero di comprare molto poco e ultimamente molte di queste cose sono digitali o effimere: tra le cose forse inutili ma distensive posso conteggiare videogiochi per computer o cellulare, tra quelle esperienziali e che “non occupano spazio” cene in bei posti. Insomma, ci si può far del bene senza riempire gli armadi. Tutto sta forse anche nel riconoscere che ci si sta facendo del bene, nell’esserne contenti e nel continuare a buttare via tutto il superfluo dalle nostre vite!

Conclusioni a fine sfida

Una sfida di trenta giorni che dovrebbe portare più vicino ad alcune pratiche. Non penso che tutte siano integrabili nella mia esistenza, e anche questa selezione è minimalista a modo suo, ma in generale penso che mi porterò dietro una maggiore attenzione a come sto nel momento, a quanto sono presente, a quanto peso inutile mi porto dietro (che sia mentale o materiale) e a come fare per togliermelo dalle spalle (buttare ed essere rispettosa di me stessa).
Spero che qualcuno mi abbia seguito fin qui e che possa aver colto qualche suggerimento da questo piccolo viaggio, se vi va di scrivermelo nei commenti sarò contenta di leggervi.

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Una sfida (minimal) – Giorni dal 16 al 22

Qualcuno di voi pensa che abbia buttato la spugna? E invece no, tengo duro. [Se non sai di cosa sto parlando, vai qui]
Ecco il resoconto delle giornate di sfida di questa settimana.

Giorno 16 – Non comprare niente per un giornoSchermata 2015-02-22 alle 17.26.57Vi dirò, questa di per sé non era mica difficile. A maggior ragione per chi, come me, passa metà settimana chiusa in casa a lavorare: se esci poco, e per di più il tempo che passi in casa lo passi a lavorare, non comprare niente è abbastanza semplice. Eppure questa sfida l’ho fallita, perché è subentrato l’imprevisto: mi sono ammalata e non avevo le medicine che mi servivano in casa. In realtà la sfida dice anche che sarebbe bene prepararsi in anticipo, ma gli imprevisti scompaginano appunto i programmi e poi quando sono ammalata non ho nessuna voglia di sfidarmi ulteriormente.
Però posso aggiungere questo: a inizio anno ho comprato il Kakebo (se non sapete che cos’è, andate qui, e devo dire che quando riesco a non segnare niente per un giorno o anche per due giorni di fila mi sento molto soddisfatta di me stessa. Certo, penso anche che se questo significa compensare prima oppure dopo la sfida non abbia molto senso: l’ideale è comprare meno sempre, e non fare delle tirate inutili per poi “abbuffarsi” poi.
[Se leggete bene l’inglese, qui trovate qualche semplice indicazione di Anuschka per evitare lo shopping compulsiva e soprattutto capire cosa lo causa.]

Giorno 17 – Concentrarsi su una cosa alla voltaSchermata 2015-02-22 alle 17.27.03
A confrontarsi spesso con questa sfida è anche lo yoga, che ormai pratico da più di otto anni. Il tentativo di concentrarsi sul momento presente è parte della sfida, così come il fatto di non praticare il multitasking o di assaporare quello che si sta facendo. Sono tutti aspetti della stessa medaglia. Credo che in parte mi sarà impossibile liberarmi per sempre dal multitasking, ma a volte mi rendo conto che è davvero non necessario: perché guardare la televisione mentre si mangia o si cucina? Perché controllare i social ogni cinque minuti quando si sta lavorando? Ci sono alcune cose che possono essere riordinate e aggiustate, anche perché concentrarsi su un’unica cosa alla volta penso che sia ancora il modo migliore, finché non ci cambia definitivamente il cervello o il metro di giudizio, per completarla meglio e prima.

Giorno 18 – Non sono più tua amica!

Schermata 2015-02-22 alle 17.27.07Questa è una cosa che ho iniziato a fare in modo meno intensivo e più diffuso e forse molto meno con le persone rispetto alle singole pagine e ai gruppi. Diciamo che tengo sempre presente che se qualcuno dice qualcosa che non mi va bene, che ritengo stupido insensibile arrogante etc., posso sempre eliminarlo dalla mia lista di amici. Ma ritengo che non sia necessario “perdere tempo” nel fare tutto in una volta: basta tenere presente la possibilità e agire tutte le volte che ci sembra necessario. Senza colpo ferire.

Giorno 19 – Cammina e guardati attornoSchermata 2015-02-22 alle 17.27.14 1
Camminare mi piace molto, e sempre di più. Tendenzialmente se ho tempo e posso andare a piedi e non prendere i mezzi, a Milano come ovunque io mi trovi, lo faccio. Giovedì mattina ero a Torino, per un corso, ed è stato il momento ideale per fare una lunga camminata. Tre o quattro chilometri da Porta Palazzo a San Salvario (non conoscete Torino? è una città meravigliosa!), camminando tranquilla e guardandomi attorno: osservare le persone, ascoltare i rumori, guardare i palazzi e le vetrine è davvero un lusso ormai per come si svolge normalmente la mia vita, e istantaneamente mi fa venire il sorriso sulle labbra.

Giorno 20 – Eliminare la tv

Schermata 2015-02-22 alle 17.27.18Il televisore l’ho ormai eliminato quasi cinque anni fa, ma è inutile avanzare questa facile scusa: ormai la televisione la guardiamo tutti in modi diversi e anche spararsi qualche puntata di seguito di una serie televisiva sul computer è guardare la televisione. Però anche in questo caso la sfida è stata facile per una contingenza. Ero fuori Milano e in giro tutto il giorno, quindi niente televisione durante la giornata ma neanche a fine serata: ho cenato con un’amica e poi siamo uscite per berci una birra e fare delle chiacchiere. Quando ho toccato il materasso ero così stanca che mi sono addormentata istantaneamente.

Giorno 21 – Scrivi un diario

Schermata 2015-02-22 alle 17.27.23Quando ero piccola scrivevo un diario, ma ero molto discontinua. Non come mio padre che penso invece abbia ormai ammassato una cinquantina di diari su cui scrive se non tutti i giorni almeno qualche giorno alla settimana. Io sono poco disciplinata e soprattutto non mi diverto particolarmente a scrivere di me stessa. Per questo ho deciso di non scrivere un diario oggi, nemmeno qualche pagina. E di certo di non includerlo nella mia routine.
Sto facendo un altro tipo di lavoro, però, che ha a che fare con la scrittura e con la riflessione. Fa parte del lavoro preparatorio per un ciclo di coaching che sto per iniziare all’Accademia della Felicità di Milano. Magari più avanti vi parlerò anche di questo, però nel frattempo andatevi a fare un giretto sul blog che è pieno di articoli interessanti.
Però no, allo scrivere un diario ho risposto No.

Giorno 22 – Preparati per la nannaSchermata 2015-02-22 alle 17.27.27Anche questa sfida cade a fagiuolo per la domenica sera, anche se poi bisognerebbe cercare di replicarla tutti i giorni della settimana. Come potrei fare per andare a letto serena e rilassata?
La prima risposta che mi viene spontanea è quella di spegnere il cellulare prima di mettersi sotto le coperte, e anzi l’ideale sarebbe di lasciarlo proprio in un’altra stanza. Io però lo utilizzo come sveglia e quindi è difficile lasciarlo altrove, però ho ormai preso l’abitudine di metterlo in versione “volo” per tutta la notte. Altra cosa che penso sia utile è scrivere tutto quello che va fatto il giorno dopo in modo da svuotarsi la testa prima di mettersi a dormire. Anche l’agenda lasciala da un’altra parte. E poi fai un bel respiro, lavati la faccia, mettiti la crema idratante e poi vai a leggere almeno cinque pagine per conciliare dei bei sogni. :)

Steve McCurry a Villa Reale, Monza
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Una sfida (minimal) – Giorni 11, 12, 13, 14, 15

Ormai avrete capito che la difficoltà maggiore di questa sfida per me non è tanto la sfida in sé ma scriverne ogni giorno, come si vede dal titoletto lassù dove a ogni post si aggiungono sempre più cifre. Del resto la sfida esorta anche ad abbandonare i pesi inutili e quindi ho istintivamente deciso di non aggiungere la registrazione giornaliera sul blog dei miei risultati alla lista delle cose da fare.
Spero comunque che queste poche righe possano essere utili a chi mi legge, anche se penso che lo svolgersi di questa particolare Challenge sia molto personale e, ogni giorno che passa, mi rendo conto che possa servire soprattutto a far riflettere su alcune nostre abitudini e iniziare a scardinarne alcune, quelle più negative.

Giorno 11 – Valutare i propri impegni (e ripristinare il giusto ordine di priorità)
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La sfida è apparentemente molto neutra, volutamente penso. Valutare gli impegni che ci siamo presi con noi stessi o con il mondo non vuol dire di per sé eliminarne: ci potremmo trovare alla fine della lista soddisfatti di quello che facciamo, senza pesi inutili che ci portiamo dietro per obbligo autoimposto. Fare un check ogni tanto però penso sia utile. Soprattutto, come nel mio caso, quando la differenza tra lavoro e hobby è molto labile. Mi spiego meglio: per chi fa mestieri creativi spesso, e nel migliore dei casi, la differenza tra il lavoro e quello che si fa nel tempo libero è che nel primo caso si viene pagati, nel secondo quella cosa la si fa per interesse personale o desiderio di crescita artistica, su base volontaria (auspicabilmente) temporanea. Per esperienza personale posso dire che l’investimento emotivo speso in questi progetti rende difficile capire quando la spinta si è ormai esaurita e sarebbe l’ora di dirigere altrove il proprio interesse. Penso che sia quindi utile fare un check ogni tanto, per rendersi conto se c’è qualcosa da eliminare, che toglie tempo mentale e tiene ancorati a delle vecchie versioni di se stessi. Il check può servire anche a ripristinare il giusto ordine di priorità e a non schiacciare progetti che avrebbero bisogno di più aria.

Giorno 12 – I progetti/obiettivi/desideri per quest’annoSchermata 2015-02-15 alle 18.50.50Di solito i propositi per l’anno nuovo si fanno quando appunto l’anno è nuovo, cioè all’inizio dell’anno.
Ma è anche vero che ogni momento è buono e se ci viene in mente un buon progetto non ha senso pensare che il momento per iniziarlo non sia questo: un conto è aspettare fino a lunedì prossimo prima di iniziare la dieta, altro aspettare il primo gennaio, no?
Qui trovate i suggerimenti per pensare ai vostri propositi in modo minimalista. L’idea è sempre quella: non farsi prendere dall’ansia e frenesia di dover accumulare, anche in questo caso, roba su roba. Meglio un solo obiettivo che ci sta veramente a cuore che mille che dimenticheremo il giorno dopo.
Io ne ho segnati due: una cosa che voglio decidere e una cosa che voglio concludere. E magari tra un anno vi dirò come è andata.

Giorno 13 – Ripulisci l’armadio

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Questa è stata facile! O meglio è stata difficile ma era una sfida che avevo già affrontato a inizio anno, e a dir la verità ci avevo messo ben più di un pomeriggio. Penso anche che sia una sfida da ricominciare ogni tanto per dare una ventata di freschezza al guardaroba. Spesso (sempre) si tengono cose che non ci vanno più bene, che non ci piacciono più, che andavano bene ai noi stessi di qualche anno fa. Controllare l’armadio in questo senso ogni tanto non è male. E anche semplicemente buttare le cose che sono ormai rotte, lise, permanentemente macchiate, piccole, grandi, etc è una gran liberazione, a cui abbandonarsi senza sensi di colpa. Anche perché ci sono mille modi per riciclare i vestiti (ben messi) che non vogliamo più. Io per esempio ho riempito una decina di sacchi di plastica e ho conferito tutto a Humana.
Ah, il workbook di Anuschka prima o poi lo utilizzerò (al prossimo check), se volete poi vi racconto come è andata.

Giorno 14 – Imparare cose nuove

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L’ideale sarebbe imparare una cosa nuova al giorno e invece che riempirsi di cose, riempirsi di conoscenza. Ho il sospetto che anche questa possa diventare una ossessione fagocitante tempo e tranquillità mentale, ma tra tutte le tipologie di accumulo di cui ci si può ammalare, mi sembra la meno distruttiva.
Ieri, però, io ero un po’ ammalata, avevo mal di testa e poca energia per concentrarmi su qualcosa di intellettuale o uscire e fare qualche nuova esperienza all’aperto. Però una cosa nuova l’ho fatte e quindi l’ho imparata: piccola ma la vita è fatta di piccole cose. :)
Prima cosa: ho fatto gli gnocchi alla romana, un piatto che mi faceva sempre mia nonna quando ero piccola e che penso sia uno dei migliori comfort food all’italiana: semolino, formaggio e mezzo chilo di burro; facilissimi e guduriosissimi.
(Ah, io i tuorli non li ho messi, perché mi pareva di ricordare che mia nonna non li mettesse, ma la prossima volta seguo la ricetta che vi ho linkato, nella mia versione si spappolavano troppo!)

Giorno 15 – Nuove abitudini
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Vi ho già detto che non amo molto le abitudini, cioè penso di non aver proprio la testa programmata per essere abitudinaria. Però immagino che alcune abitudini siano positive, quindi mi sono applicata e ho terminato anche questa sfida.
Nei consigli per fissare i propri obiettivi (v. giorno 12, più sopra) Anuschka insegna che sono proprio le abitudini giornaliere consolidate a portarci più vicini ai nostri obiettivi. Se voglio scrivere un libro, per esempio, mi aiuterà pensare a quale momento della giornata mi verrà più facile riuscire a incastrare le due o tre ore dedicate alla scrittura quotidiana e poi ripetere ogni giorno quella programmazione finché l’abitudine non prende piede. Ripetete l’esempio per quello che vi interessa, modulando e variando (correre tutti i giorni, meditare la mattina, etc.).
Ecco, se io riuscissi anche solo a rendere quotidiani i passi che mi porteranno a realizzare i miei due propositi per quest’anno sarei contenta. Oltre alle due o tre ore da dedicarvi ogni giorno, mi piacerebbe anche abituarmi a camminare di più ogni giorno. Lavorando in casa per almeno tre giorni alla settimana è abbastanza facile che mi affossi alla scrivania e che non riacquisti la posizione eretta fino all’ora di assumere quella sdraiata e NON VA BENE.
Ecco quindi le abitudini che vorrei assumere: due o tre ore al giorno da dedicare ai miei obiettivi dell’anno (lo so sono criptica, ma sono fatti miei :D ) e una camminata al giorno (ovvero: alza il culo dalla sedia!).
Se poi riuscissi anche a eliminare l’abitudine di guardare come prima e ultima cosa il cellulare (e molta strada ho già fatto e sto facendo) sarei una donna più felice!

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Una sfida (minimal) – Giorni 7, 8, 9, 10

Continua la Minimalism Challenge (Sono rimasta sola? Mi ricevete?) con i giorni 7, 8, 9 e 10.
Tre giornate semplici, perché bene o male avevo già imparato ad affrontare quel tipo di sfide, e una difficile.
Parte il filotto.

Giorno 7 – Meno caos sullo scaffale (digitale)
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Qui parto ben messa perché seguo pochissimi blog, e anche quelli che seguo (devo dirlo onestamente) li leggo in modo molto discontinuo, seguendo più la pancia che il feed a cui sono iscritta.
Sono per altro molto disordinata nella gestione dei bookmark, non ho mai trovato una modalità intelligente per categorizzarli, e quindi periodicamente elimino tutto e finisce che mi salvo soltanto illustratori o fumettisti che voglio tenere sotto controllo.
Ma anche in quest’ultimo caso ormai è molto più utile Facebook o Tumblr e quindi uso poco bookmark e feed anche per questo fine.
Cosa diversa le newsletter (di cui avevo parlato anche qualche giorno fa): ho dedicato a loro e alle iscrizioni a qualsivoglia sito internet una casella gmail, ma periodicamente mi disiscrivo da tutto, perché anche se non controllo quella casella ogni giorno mi crea caos mentale.

Ma le vere letture che devo diminuire sono di altri due tipi.
Prima di tutto le finestre che lascio aperte sul computer o la malvagia app Pocket. Durante il giorno mi sommergo di articoli che trovo in giro per internet ma su cui non voglio soffermarmi in quel momento per continuare a lavorare: questi articoli a fine giornata rimangono aperti sul computer o sul cellulare o su Pocket, che è per l’appunto un’app per salvare articoli interessanti per una lettura futura. Inutile dire che questa lista crea ansia. Nel 90% dei casi quegli articoli non li leggo mai e vengono eliminati periodicamente. Bisognerebbe seguire di più la regola: o ora o mai più. E non preoccuparsi troppo se il più delle volte si finisce per scegliere il “mai più”.
L’altro tipo di letture da diminuire è quello ammassato nella libreria fisica, o in qualsiasi altro punto della casa. Ma per quello, temo davvero che mi ci voglia uno psicanalista e uno sforzo di volontà davvero titanico. Però ci sto provando e poco a poco ho preso a eliminare libri nelle maniere più semplici, creative o addirittura tabù: vendendoli al Libraccio, donandoli alle biblioteche scolastiche, organizzando tombole con gli amici, gettandoli nella spazzatura.

Giorno 8 – Quant’è bella la solitudine
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Questa sfida è caduta di domenica e non c’è stato nulla di più facile. Sono uscita e sono andata a visitare da turista nella città dove abito, guida alla mano, degli angoli di Milano che ancora non conoscevo o su cui non mi ero mai concentrata. Ho camminato tre ore e tornata a casa mi sono dedicata a qualcosa di sicuramente meno piacevole ma che comunque mi ha esiliato dall’umano consesso: i conti di gennaio. Noia assoluta, molta poca gioia, ma la sfida della giornata è stata vinta. E senza particolari difficoltà riguardo ai suoi contenuti: mi rendo conto che stare lontana dai social non è complesso quando ho altro da fare. :)

Giorno 9 – Il minimalismo estremo delle ragazze acqua e sapone

Schermata 2015-02-10 alle 15.11.17Qui ho avuto davvero vita facile: quando va bene uso un prodotto di bellezza al giorno (la crema idratante), quando va meglio quattro o cinque (rossetto, mascara, matita per gli occhi, smalto, latte detergente). Compresa la cura igienica di base, quindi, utilizzerò una decina di prodotti in tutto.
Poi ci sono più occorrenze per prodotto: su tutti i bagnoschiuma, i saponi e gli smalti.
A inizio anno, però, nella mia corsa all’eliminazione del disordine e grazie anche a questo libro qui, avevo già eliminato un bel po’ di cose, scadute o non più/mai utilizzate. Come sempre, era stato davvero catartico e corroborante, lo consiglio a tutti.

Giorno 10 – Il primo fallimento?
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Diciamoci la verità: ormai non si può passare un giorno lavorativo senza controllare le mail fino all’ora di pranzo, o forse dipende molto da cosa hai messo in agenda quel giorno e quanto puoi permetterti di procrastinare alcune attività e risposte.
Però è già qualche tempo che sto facendo del “lavoro” in questo senso: se non sopporto chi non risponde mai alle mail, è anche vero che ormai siamo così subissati di email che bisogna impegnarsi a trovare una priorità nelle risposte e non essere uccisi dai sensi di colpa se non si risponde nel giro di pochi minuti o anche ore. O al massimo, giorni. Sì, ho scritto “giorni”.
Alcune mattine la mia casella di posta si riempie all’inverosimile e ormai ho capito che la cosa importante è trovare un metodo di archiviazione delle email che mi permetta di salvare tutto al posto giusto e magari non rispondere immediatamente ma sapere come recuperare l’informazione e/o in che modo inserire in agenda quello che devo fare. Funziona, e anche se non rispondo immediatamente, rispondo.

I social sono diversi. In questo caso penso davvero che se non rispondo subito o se non rispondo mai, non muore nessuno. Per questo chiedo sempre di scrivermi sulla mail per questioni di lavoro: non voglio perdermi pezzi. Sui social ormai ci siamo tutti, anche quelli che erano incalliti detrattori del mezzo. Ma nel il 95% dei casi stiamo cazzeggiando, ci stiamo facendo i fatti degli altri, o ci stiamo facendo belli. Quel che resta, forse (forse forse forse) è informazione. Se anche la recepisco domani, il più delle volte non cambia niente. E quella singola volta in cui cambia… amen.

Particolare di un'opera di Santiago Reyes alla Cavallerizza di Torino (dicembre, 2014)
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Una sfida (minimal) – Giorni 5 e 6

Il diario di altri due giorni di Minimalism Challenge. Due giornate difficili, due piccole sfide che mi hanno messo alla prova.

La prima
Schermata 2015-02-06 alle 15.51.37Questa è difficile perché rispetto alle precedenti non implica soltanto o principalmente un’azione (anche se anche quelle precedenti non si risolvono semplicemente in un’azione), ma richiede una riflessione e in un certo senso una proiezione in avanti. Quali sono le nostre priorità?
Dietro questa domanda c’è sempre una filosofia che vuole portarci a diminuire le cose di cui preoccuparci e le cose da fare: se sappiamo quali sono le nostre priorità potremo dedicarci a quelle e basta, nel migliore dei casi, oppure cercare di dedicar loro più spazio e tempo, arginando le intrusioni di tutto il resto.

Ora ho pensato per un po’ di non dirvi quali sono le mie priorità. Mi nascondevo dietro una certa idea di privacy. Ma poi ho capito che era anche un modo per non impegnarmi; mentre esplicitarle e renderle “pubbliche” mi vincola ancor di più con me stessa a mettere le mie priorità sotto la lente.

Dicevamo quindi, o meglio diceva Anuschka, da 3 a 6 priorità, e queste dunque sono le mie priorità:
– scrivere
– la progettazione e diffusione culturale
– la mia relazione con Andrea
– apertura (in generale: per esempio “apertura mentale”, ma anche “stare all’aria aperta”, o anche “apertura al nuovo”)
– far quadrare i conti

Queste sono le cose più importanti per me in questo momento e credo che siano anche un ritratto a tuttotondo di quello che sono e di quello che occupa o dovrebbe occupare le mie giornate.

La seconda

Schermata 2015-02-06 alle 15.51.41Se quella di ieri l’ho trovata difficile perché implicava una profonda riflessione sulla mia vita e i miei affetti, la sfida di oggi è difficile perché è in un certo senso contraria alla mia natura.
Sono ontologicamente refrattaria ad abitudini e ritualità, tendenzialmente ogni giorno inizia in un modo diverso per me: per orario, tipo di colazione che faccio, se mi lavo o meno la faccia come prima cosa, etc. Certo non stiamo parlando di macro differenze quotidiane, non è che una mattina mi sveglio in una reggia di Dubai e il giorno dopo sono a pescare con gli eschimesi, però non sono un tipo abitudinario e tendo a vederla come una qualità.

Ma penso che qui la posta in gioco fosse diversa, credo che la richiesta mirasse a farci trovare una piccola “coccola” con cui iniziare la giornata nel modo giusto.
E vedendola così è stato facile capire cosa mi piace fare la mattina appena sveglia ed è così da un bel po’ di tempo, ed è quindi un’abitudine che quando posso mi concedo: leggere. Non mi piace parlare, non mi piace iniziare di corsa, non mi piace il rumore e il caos, mi piace leggere. E per farlo sono anche disposta ad alzarmi prima, io che sono la dormigliona più dormigliona che conosciate, ci scommetto!

no+whining
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Una sfida (minimal) – Giorni 3 e 4

Giorno 3 e 4 della Minimalism Challenge di Into-Mind

Schermata 2015-02-04 alle 10.55.11I due hardisk sono ancora in funzione per il pezzetto di sfida di ieri, che ha avuto una coda stamattina.
Confermo: anche buttare via file e riordinare le cartelle ha una funzione catartica. Sembra stupido, eh?, il peso che ci portiamo dietro in questi piccoli cosetti, come se fossero tappeti sotto cui nascondere i progetti non finiti e i lavori fatti mille anni fa di cui non siamo poi neanche tanto fiere. Eppure teniamo tutto in vista di non si sa bene cosa. Ed è peso che ci portiamo dietro, disordine mentale, senso di colpa per il disordine, ne sono certa. Poi ci sarà anche una parte di conforto nell’essere circondata da tutti questi bit di immagini e film e musica mai ascoltata, ma una volta eliminato tutto penso si stia meglio.

Tanto ormai è tutto a portata di clic, non perdiamo pezzetti della nostra identità a eliminare file inutili. Certo, bisogna fare selezione. Io ho tenuto: immagini mie, scritti miei, i lavori in corso, i progetti mai realizzati ma chissà (sono comunque singole pagine di word che occupano spazio davvero relativo). Ho messo in stand-by film, serie, musica. Poco a poco capirò cosa tenere e cosa no, ma non penso, non voglio più pensare, che i file non occupino spazio.

Ah, ho anche eliminato un bel po’ di iscrizioni a newsletter inutili. Non faceva parte della challenge di ieri, ma io mi sono sentita di farlo: anche quella è vita digitale.

Schermata 2015-02-04 alle 10.55.14La sfida di oggi è più difficile, temo.
Ho sempre mal sopportato la gente lamentina. Come in tutte le cose, ero più estrema e aggressiva da giovanissima, ma tutt’ora tendo a tenermi fuori da lamentazioni inutili, che penso siano soltanto un modo per scaricarsi egoisticamente su chi ci sta intorno, senza peraltro arrivare a soluzioni concrete.
Però capita anche a me, e oggi temo che sia una di quelle giornate noiose in cui tutto mi sembra andare storto e ogni osso del corpo farmi male. Terrò la bocca chiusa però, anzi: cercherò di fare di meglio perché fa parte della sfida di oggi. Allontanerò i pensieri negativi e mi concentrerò su quello che sto facendo. Se proprio sentirò la lamentaio salire, penso che a un certo punto mi dedicherò a qualcosa di piacevole: mi farò un bagno, cucinerò qualcosa di buono, accarezzerò il gatto, andrò a fare un giretto, guarderò un film, o semplicemente andrò a dormire presto.

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Una sfida (minimal) – giorno 2

Come è andata ieri?
Considerato che sono una dormigliona e quando posso riesco a dare il meglio di me, ieri non ho avuto poi così tante ore offline come sarebbe stato in un giorno lavorativo normale, ma l’esercizio si è fatto sentire lo stesso.

Al cimitero Monumentale

Al cimitero Monumentale

Sono andata a fare una passeggiata, in un posto di Milano che non avevo mai visto, ed è incredibile rendersi conto di quanto una semplice operazione come questa sia ormai permeata di abitudini social e connesse: consultare una mappa, rispondere a una domanda estemporanea grazie a Google, condividere una foto. Alla fine ho fatto un errore nel più stupido dei modi, rispondendo a mia madre via WhatsApp, ma anche questo dimostra come eliminare certe abitudini sia più facile a dirsi che a farsi.

I vantaggi:
un certo senso di ampiezza, versus la costrizione che, se si sta ben attenti, si percepisce a stare 24h su 24 connessi. Ho guardato di più, camminato di più (complice, certo, la bella domenica di sole), letto di più.

Gli svantaggi (o meglio, i dubbi):
in un giorno lavorativo sarebbe pressoché impossibile stare lontani dalla mail o dalle ricerche su internet.

I propositi:
certo, a centellinare la presenza sui social e lo stalkeraggio di vite altrui ci si guadagna: in tempo, in nervi rotti, in spazio mentale. Senza essere talebana, quindi, una maggiore attenzione a come utilizzo il mio tempo la metterò.

Oggi
Ho già completato il mio compito.

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Da qualche anno ho una relazione on/off con la meditazione. Da yogini da più di otto anni l’ho sfiorata più volte, ma incredibilmente è proprio grazie a internet e al mondo digitale che ho finito per praticarla di più. Anche stamattina, appena sveglia, mi ci sono dedicata attraverso un’app, diversa da quella che viene consigliata da Anuschka di Into Mind: Buddhify.
La volevo da più di un anno (e in questo modo ho messo a tacere la vocina che mi chiedeva dove fosse andato a finire il proposito minimalista: il mio desiderio è stato messo alla prova per un tempo sufficiente), perché mi sembrava semplice e colorata, e alla mattina appena sveglia entrambe le caratteristiche aiutano.
Certo, per usarla, bisogna sapere abbastanza bene l’inglese, e una piccola infarinatura di cosa sia la meditazione non guasta, anche se io riassumerei in “cinque/dieci/x minuti in cui mi fermo, faccio qualche respiro e ascolto”.

Quello che lascia la meditazione è, di nuovo, una sensazione di ampiezza, di spazio liberato e, nella sostanza, di libertà. Per quindici minuti, rubati alla mattina ancora mezza addormentata, mi sono seduta sulla poltrona, il gatto mi ha raggiunta, e ho ascoltato.

Poi mi sono alzata, ho fatto colazione e la giornata è iniziata.

A domani

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Una sfida (minimal)

Di solito gennaio per me è un mese di riflessione. Arrivo quasi sempre a fine anno con le pile scariche e l’anno scorso è stato a maggior ragione un anno sfinente tra vecchio lavoro e nuovi progetti. Quando iniziano le vacanze di Natale, che quest’anno sono state davvero “vacanze” dopo molti anni di lavoro pressoché continuo, e dopo un po’ di fisiologico riposo puro, iniziano anche le riflessioni sull’anno passato e quello che sta per arrivare. Di solito queste riflessioni durano un mese intero, perché le cose da pensare sono tante e perché poi, a un certo punto, ricomincia il solito tran tran.

Gennaio è un mese lento, quindi, molto casalingo e ovattato, con un ronzio nelle orecchie come dopo un forte rumore o come quando fuori c’è la neve. Mi faccio domande, a volte trovo risposte, scrivo molto, cerco di stare in silenzio. Poi, poco a poco, partono i progetti che ho covato, mi riapro al mondo, iniziano le sfide.

Domani è il primo di febbraio e io ho trovato una sfida in cui voglio cimentarmi.
Gennaio è stato anche un mese di potatura (eliminare roba è uno degli sport più soddisfacenti che esistano) e per continuare a onorare l’anno delle scelte illuminate domani inizio una sfida di 30 giorni ispirata al minimalismo.

minimalismchallenge4

Domani è il giorno perfetto: è il primo di febbraio (e si sa che è bello iniziare tutte le cose o di lunedì o quando si riazzerano i calendari) ma soprattutto è una domenica: la prima sfida è stare un giorno offline e in un giorno lavorativo sarebbe state impossibile.

Sono sempre stata affascinata dai temi del minimalismo, non nel senso fashion delle modelle di Calvin Klein degli anni ’90, e nemmeno in eccezione letteraria… Ovvero anche in entrambi questi sensi sì, ma non è questo il caso…
Negli ultimi anni, sono comparsi online moltissimi blog votati al minimalismo come way of life: pochi oggetti (fino a un massimo di 100), poche relazioni significative, pochi impegni, pochi pensieri. E io sono calamitata verso questa filosofia di vita, forse perché tendo invece a comportarmi in modo molto più scomposto e confusionario.
Insomma, voglio provare a vedere dove può portarmi un mese improntato a fare ogni giorno una e una sola cosa per seguire la filosofia minimalista.

Se vi va di partecipare a questa sfida autoimposta, che spero mi aiuterà a ripulire un po’ dal rumore di fondo il prossimo mese, seguitemi e magari raccontatemi come va nei commenti. Oppure no, io parto comunque, e quindi domani di sicuro non ci si sente.

Primo febbraio: un giorno offline

Primo febbraio: un giorno offline

Fonte: into-mind.com/