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Diario 5/9/2012 – Un sogno

Flying House – Laurent Chehere

Ho sognato quello che sognavo sempre da adolescente. Una casa. È sempre la stessa, o comunque una sua versione, con tante stanze, una dietro l’altra. Come una che avevo visto con un’amica a Napoli. Di quelle che hanno la parte padronale, lato strada, con le camere in fila, mentre all’interno ci sono le cucine, le stanze per la servitù, i bagni e stretti corridoi. O come nei musei, con i letti a baldacchino e i mobili pieni di riccioli di legno. Nel mio sogno è tutto un po’ decadente, però, si capisce che ci abita qualcuno, ma potrebbe essere una famiglia che ha ereditato e ormai non ha più tanti soldi, o comunque non è interessata a preservare l’opulenza passata. I velluti sono sbiaditi e hanno zone lise; le lenzuola sono ingiallite e pendono disordinate dai letti; i vetri sono poco puliti e danno su un giardino in cui crescono le erbacce. Aprire le porte nasconde sempre una sorpresa. Una lama di luce che entra dalle persiane socchiuse; un mucchio di lettere mezze mangiate da tarli o topi; bauli pieni di giocattoli antichi e vestiti coperti di merletti. Cantine umide e spaventose, cigolii e ombre negli angoli. Nel sogno di stanotte, la casa era abitata da gruppi di persone disadattate; in parte organizzate da associazioni volontaristiche, in parte vagabondi e bande di ragazzi sbandati. Nei sogni da adolescente, la casa era invece quella dei miei nonni, in campagna. Sognavo di trovare passaggi segreti, porticine nascoste dietro lo stucco dei muri, e scoprire stanze murate da tempo, chiuse per dimenticare segreti di famiglia che meritavano soltanto la sepoltura.

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

6 Comments

  1. direi che è un bel sogno. Contrastato, una casa bella e una fatiscente. Forse rispecchia il tuo essere.
    Io sognavo sempre montagne…

  2. E’ certamente un sogno che rappresenta il tuo mondo interiore, evidentemente molto ricco. Complimenti per il blog!

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