Ho sognato quello che sognavo sempre da adolescente. Una casa. È sempre la stessa, o comunque una sua versione, con tante stanze, una dietro l’altra. Come una che avevo visto con un’amica a Napoli. Di quelle che hanno la parte padronale, lato strada, con le camere in fila, mentre all’interno ci sono le cucine, le stanze per la servitù, i bagni e stretti corridoi. O come nei musei, con i letti a baldacchino e i mobili pieni di riccioli di legno. Nel mio sogno è tutto un po’ decadente, però, si capisce che ci abita qualcuno, ma potrebbe essere una famiglia che ha ereditato e ormai non ha più tanti soldi, o comunque non è interessata a preservare l’opulenza passata. I velluti sono sbiaditi e hanno zone lise; le lenzuola sono ingiallite e pendono disordinate dai letti; i vetri sono poco puliti e danno su un giardino in cui crescono le erbacce. Aprire le porte nasconde sempre una sorpresa. Una lama di luce che entra dalle persiane socchiuse; un mucchio di lettere mezze mangiate da tarli o topi; bauli pieni di giocattoli antichi e vestiti coperti di merletti. Cantine umide e spaventose, cigolii e ombre negli angoli. Nel sogno di stanotte, la casa era abitata da gruppi di persone disadattate; in parte organizzate da associazioni volontaristiche, in parte vagabondi e bande di ragazzi sbandati. Nei sogni da adolescente, la casa era invece quella dei miei nonni, in campagna. Sognavo di trovare passaggi segreti, porticine nascoste dietro lo stucco dei muri, e scoprire stanze murate da tempo, chiuse per dimenticare segreti di famiglia che meritavano soltanto la sepoltura.

La mia piccola Alice.
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direi che è un bel sogno. Contrastato, una casa bella e una fatiscente. Forse rispecchia il tuo essere.
Io sognavo sempre montagne…
E’ certamente un sogno che rappresenta il tuo mondo interiore, evidentemente molto ricco. Complimenti per il blog!
grazie, Fabio
E’ un piacere! Grazie a te per avere risposto :-)